Lyda Borelli

Rapsodia Satanica

Rapsodia Satanica

Genova, Teatro Carlo Felice



  • Rapsodia satanica – Gianni Schicchi , 12 – 14 aprile 2019
  • Rapsodia satanica | Pietro Mascagni

    Edizioni Curci srl
    revisione critica di Marcello Panni

    Proiezione del film muto del 1917 di Nino Oxilia, restaurato dalla Cineteca di Bologna, con musiche originali di Pietro Mascagni eseguite dal vivo.

    Direttore d’Orchestra, Valerio Galli
  • Talvolta, fare di necessità virtù riesce a sortire effetti davvero ragguardevoli. Così la Fondazione Carlo Felice di Genova, costretta, a quanto sembra per ragioni di copyright, alla cancellazione del previsto musical Sunset Boulevard di Andrew Lloyd Webber, fa buon viso a cattiva sorte, confezionando una serata di autentica piacevolezza con l’inconsueto dittico Rapsodia satanica – Gianni Schicchi, musica rispettivamente di Pietro Mascagni e Giacomo Puccini. Dunque, una commistione tra il cinema, quello delle origini, e l’opera o meglio la commedia lirica.

    La prima parte della serata propone la proiezione, in versione restaurata, di Rapsodia satanica, film muto del 1917 prodotto dalla casa cinematografica Cinés di Roma con la regia di gusto simbolista e decadente di Nino Oxilia, e Lyda Borelli nel ruolo della protagonista, Alba d’Oltrevita. Contestualizzando la pellicola all’epoca in cui fu girata, considerando che sono passati oltre cent’anni da quando venne ideata, la visione risulta tutto sommato piacevole e non priva di fascino. Questo al netto di alcune ingenuità e dello stile recitativo, distante anni luce dal gusto e dalla sensibilità attuali. A conferire maggior fascino al tutto è la musica di Pietro Mascagni, progenitore della figura del compositore di colonne sonore. Le interessanti note esplicative, contenute nel programma di sala a firma di Massimo Pastorelli, forniscono interessanti informazioni sul metodo di lavoro impiegato da Mascagni per passare dalla composizione per teatro, dove il musicista è padrone assoluto dei tempi e del dosaggio degli effetti, alla creazione della musica per film, in cui è giocoforza piegare le esigenze della musica alla durata dei fotogrammi, alle espressioni degli attori, al cronografo. Mascagni, però, non si perde d’animo di fronte alla sfida e riesce a centrare il bersaglio, dimostrando una notevole abilità, un ottimo mestiere nell’adattarsi alla settima arte, cogliendone spunti e opportunità. Riesce anche nell’intento di rimanere fedele a se stesso, così che la melodia e il colore che emergono dalla partitura sono inequivocabilmente mascagnani.

    La colonna sonora, come avvenne in occasione della prima assoluta del film, è eseguita “dal vivo” durante la proiezione, con l’orchestra rigorosamente collocata in buca. Ed è proprio la direzione di Valerio Galli il punto di forza della proposta genovese. Galli crede in questa musica, ne è entusiasta e trasmette il suo entusiasmo al pubblico. Ricerca sempre la timbrica giusta, misura con appropriatezza l’intensità del suono, cui conferisce sempre un ruolo protagonistico paritario rispetto a quanto viene proiettato sullo schermo. In tutto questo è supportato dall’ottima prestazione dell’Orchestra genovese. […] ( Mauro Tortarolo, Connessi all’Opera, Lirica e dintorni ai tempi del 2.0)
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