Lyda Borelli
Effetto Venezia
Effetto Venezia
Livorno
- Effetto Venezia. Il Cinema e la Città. 2-6 agosto 2023
- Palazzo Huigens, mercoledì 2 agosto 2023, ore 22.00
RAPSODIA SATANICA di Nino Oxilia
Italia, 1917, Musiche di Pietro Mascagni
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“Rapsodia satanica” è il titolo della pellicola, proiettata il 2 agosto e composta da un prologo e due tempi. Si tratta di un’opera muta del 1917 diretta magistralmente da Nino Oxilia, interpretato dalla diva del cinema italiano del periodo, Lyda Borelli , e musicato dal compositore livornese Pietro Mascagni. Una perla del cinema italiano, restaurato e riproposto al pubblico, che si è accalcato numerosissimo per gustarsi la visione.
La storia è tratta da un poema di Fausto Maria Martini del 1915, e risente degli echi del “Faust” di Goethe. Narra di una anziana aristocratica, Alba d’Oltrevita (Lyda Borelli) che stipula un patto con Mefisto pur di riacquistare la giovinezza, il patto però prevede ch’ella non si innamori mai. Alba però è corteggiata da due giovani fratelli, Tristano e Sergio. Quest’ultimo minaccia di togliersi la vita s’ella non lo amerà. Alba non ricambierà la passione di Sergio che dunque si suicida, mentre la donna si accinge a sposare Tristano. Venuta meno agli accordi del patto, Mefisto torna per riprendersi la giovinezza della gentildonna, che di colpo torna vecchia e muore.
Il film è di una rara bellezza, tra le più celebri del periodo, e risente sia di inspirazioni marcatamente dannunziane che di sperimentalismi futuristi, due tendenze estetiche e formali teoricamente incompatibili e conflittuali, che invece Oxilia riesce perfettamente a far convivere.
Se il tema affrontato attinge infatti al decadentismo (la nobiltà decaduta) e le scenografie, i costumi e lo stile recitativo (soprattutto della grande Borelli) sono intrisi di estetica Liberty, alcune sperimentazioni cromatiche che contraddistinguono tutta la pellicola, sono puramente futuriste. Il film infatti, pur in bianco e nero, usufruisce della tecnica – allora molto usata – del monocromatismo (tecnicamente si chiama toning), ovvero un bianco e nero con un viraggio verso un unico colore che domina l’intera inquadratura. I colori scelti per questo “viraggio”, variano continuamente, a seconda della sequenza e dello stato emotivo che il regista – assieme al direttore della fotografia – desiderano trasmettere al pubblico. Ma Oxilia osa di più, e colora manualmente alcune parti di fotogrammi.
Molto tempo prima che venisse inventato il Technicolor, i futuristi sperimentarono questa tecnica innovativa, di colorare manualmente la pellicola, fotogramma per fotogramma, pitturandoli come tanti dipinti a olio. Oxilia però, sceglie di colorare solo alcune parti dei fotogrammi, come il vestito della protagonista, o l’erba dei lussureggianti giardini, lasciando invece in bianco e nero altri dettagli dei medesimi fotogrammi. Egli fa dunque convivere nelle stesse sequenze, colore e bianco e nero, anticipando di un secolo, ciò che sperimenterà nuovamente Quentin Tarantino, in film come le due parti di “Kill Bill”. In “Rapsodia satanica” il colore diventa perciò un elemento espressivo, che ha la finalità di sottolineare alcune peculiarità non solo formali, ma anche concettuali del film, per cui le parti colorate non sono casuali, ma studiate con cura, allo scopo di comunicare messaggi precisi. Il tutto, incorniciato dalle stupende musiche di Pietro Mascagni di una bellezza struggente…
(tratto da
“Rapsodia satanica”: il film di rara bellezza, musicato da Mascagni, accolto dagli applausi a Palazzo Huigens di Gianluca Donati da Livornosera del 3 agosto 2023 )
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